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Tarraconense
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La mwbqSpagna Tarraconense o mwbgmwbwHispania Tarraconensis fu una delle tre mwcaprovince romane, assieme alla mwcqBetica e alla mwcgLusitania, in cui venne divisa la mwcwmwdaHispania citerior in seguito alla riorganizzazione augustea del mwdq27 a.C.. Prende il nome dalla capitale mwdgTarraco, l'odierna mwdwTarragona.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Istituzione sotto Augusto
La provincia di mwfqHispania Citerior Tarraconensis fu creata sotto il mwfgprincipato di mwfwAugusto come diretta continuatrice della mwgaprovincia mwgqrepubblicana di mwggHispania Citerior, che era stata governata da un mwgwpropretorecite-ref-1[1]. Le radici della riorganizzazione augustea della mwiaHispania si ritrovano nella divisione del territorio ispanico da parte di mwiqPompeo Magno tra i suoi tre mwiglegati alla fine della Repubblica, immediatamente prima della mwiwguerra civile con mwjaGiulio Cesare. Come esito degli accordi che portarono alla formazione del mwjqprimo triumvirato nel mwjg60 a.C., Pompeo aveva ricevuto il governo delle province iberiche. Preferendo rimanere a mwjwRoma, dove poteva sovrintendere agli affari della capitale, egli delegò il governo della mwkaHispania a tre legati: mwkqLucio Afranio in mwkgHispania Citerior, con tre mwkwlegioni; mwlaMarco Petreio nella parte orientale della mwlqHispania Ulterior, con due legioni; e mwlgMarco Terenzio Varrone nella parte occidentale della mwlwHispania Ulterior, con due legioni.
Al termine delle guerre civili, la divisione di Pompeo fu consolidata da Augusto nel mwmq27 a.C., quando egli istituì formalmente le tre province di mwmgHispania Citerior Tarraconensis, mwmwHispania Ulterior Lusitania (corrispondente al moderno mwnaPortogallo esclusa la regione settentrionale dello stato moderno ma inclusa l'mwnqEstremadura spagnola) e mwngHispania Ulterior Baetica (corrispondente alla parte meridionale della Spagna, ossia l'mwnwAndalusia). Le prime due province rimasero sempre province imperiali, governate da mwoamwoqlegati Augusti pro praetore, mentre la Betica, verosimilmente tra il mwog16 e il mwow13 a.C., divenne una provincia senatoria, governata da un mwpaproconsole di rango pretoriocite-ref-2[2].
La creazione di queste nuove province fu compiuta al fine di facilitare l'incorporazione della porzione nord-occidentale della penisola iberica, abitata da mwqgGalleci, mwqwCantabri e mwraAsturi, nell'impero romano. La mwrqTarraconensis servì così come base per l'annessione di questi territori durante le mwrgguerre cantabriche (mwrw27-mwsa19 a.C.). Augusto stesso risiedette dal mwsq27 al mwsg26 a.C. a Segisamacite-ref-3[3] (l'attuale mwtwSasamón)cite-ref-4[4]cite-ref-5[5], e a Tarracocite-ref-6[6], dove ricevette un'ambasceria dall'mwxaIndia. Durante questo periodo egli era accompagnato dal nipote ed erede mwxqMarcellocite-ref-7[7] e dal suo figliastro, il futuro imperatore mwygTiberio: entrambi servirono in qualità di mwywmwzatribuni militum nel mwzq25 a.C. nel conflitto con i Cantabri come primo comando militarecite-ref-8[8].
Il nome della provincia deriva dalla sua capitale, mwawColonia Urbs Triumphalis Tarraco. I confini provinciali furono modificati attorno al mwba13 a.C., al fine di incorporare i territori galiziani e asturiani precedentemente appartenuti alla Lusitania (nello specifico, al distretto della mwbqTransdurianacite-ref-9[9]), come anche l'area mineraria attorno a Castulo (nei pressi dell'attuale mwcgLinares) che prima era stata parte della Beticacite-ref-geza-10-0[10]. Questa riorganizzazione significò che tutte le truppe romane di stanza in mwdwHispania sarebbero d'ora in avanti state sotto il comando di un unico legato di base in mweaTarraconensis e che le principali regioni minerarie, che rifornivano la tesoreria imperiale di metalli preziosi (oro nel massiccio galiziano presso mweqLas Médulas, argento nella mwegSierra Morena), sarebbero state sotto il controllo diretto dell'amministrazione imperiale, con facile accesso via mare all'mwewItalia e a Roma, dove si trovavano le mwfazecche imperiali.
Oltre a creare le province e a definirne i confini, Augusto seguì le direttive lasciate da Giulio Cesare nel concedere a molte comunità nella provincia lo status privilegiato di mwfgmwfwcolonia o mwgamwgqmunicipium (romani o latini), specialmente lungo la costa del mwggLevante spagnolo, nella parte della Betica trasferita alla mwgwTarraconensis nel 13 a.C., e nella valle dell'mwhaEbro, insieme ad alcune nuove fondazioni nella mwhqMeseta e nel nord-est. Augusto inoltre regolarizzò lo status delle altre entità politiche nella provincia, le mwhgmwhwcivitates stipendiariae (comunità soggette a tributo), nei cui affari poteva intervenire direttamente il governatore.
Sotto i Giulio-Claudi
La politica di rinnovamento dello status delle comunità fu continuata da Tiberio, che accrebbe il numero di mwnamunicipia nella parte settentrionale della Meseta.
Tra i regni di Augusto e mwngNerone, gli interventi imperiali portarono alla regolarizzazione delle vecchie strade pre-romane e alla loro conversione in mwnwstrade romane, che formarono una struttura di base per il territorio provinciale che metteva i provinciali in contatto con la mwoacultura romana e dava loro accesso a reti economiche altamente sviluppate e ad un'mwoqeconomia monetaria. Iniziarono ad essere importate mwogceramiche in grandi quantità - mwowsigillata aretina sotto Augusto e Tiberio e sigillata gallica tra mwpaCaligola e mwpqVespasiano.
La provincia era di fatto in pace: di conseguenza, fu possibile ridurre progressivamente la guarnigione militare della provincia. Nel mwpw42-mwqa43, mwqqClaudio trasferì la mwqgmwqwLegio IIII Macedonica in mwraGermania e Nerone, sotto cui un tentativo di ribellione degli Asturi fu facilmente soppresso da un mwrqprimipilo della mwrgmwrwLegio VI Victrix, inviò la mwsamwsqLegio X Gemina in mwsgPannonia nel mwsw63.
L'anno dei quattro imperatori (68-69 d.C.) e i Flavi
Nel mwtw68, mwuaServio Sulpicio Galba, che aveva governato la provincia dal mwuq61, fu invitato da mwugVindice ad unirsi a lui nella sua ribellione contro Nerone. Quando Galba ricevette la notizia che Nerone aveva deciso di farlo uccidere, egli accettò l'offerta di Vindice, giustificando la decisione, secondo mwuwSvetoniocite-ref-11[11], con un vaticinio offerto da un giovane profeta due secoli prima, che predisse che un nuovo sovrano del mondo sarebbe salito al potere a mwwaClunia.
Così, Galba si proclamò imperatore a Clunia. Dopo aver ricevuto il supporto del governatore della Lusitania, mwwgMarco Salvio Otone, Galba accrebbe le forze militari della provinciacite-ref-gaio-12-0[12], che consistevano nella mwxwLegio VI Victrix, due mwyamwyqalae di cavalleria e tre mwygcoorti di fanteria, attraverso il reclutamento di vari mwywausiliari (almeno tre coorti di mwzaVasconi) e della mwzqmwzgLegio VII Galbiana. Una volta ultimati i preparativi, Galba partì per Roma al fine di prendere il potere. Dopo l'assassinio di Galba, la provincia fu controllata prima da partigiani di Otone, poi di mwzwVitellio, e infine passò sotto il controllo di mw0aVespasiano, primo imperatore della mw0qdinastia flavia.
Sotto Vespasiano, sembra essere stato promulgato un editto, forse nel mw0w74, che permetteva a molte delle comunità urbane della provincia di diventare mw1amunicipia di mw1qdiritto latino nel corso del regno e di quello dei successori mw1gTito e mw1wDomiziano. Vespasiano decise inoltre di mantenere nella provincia una guarnigione militare ridotta, consistente della mw2aLegio VII Gemina Felix e le sue unità ausiliarie, che si sarebbe focalizzata principalmente sul dare supporto all'opera del governatore provinciale, ad implementare operazioni di polizia e a supervisionare il lavoro minerario in provincia. Nel mw2q73 mw2gPlinio il Vecchio servì da mw2wprocuratore imperiale nella provincia.
Riforma dioclezianea
Sotto l'imperatore mw3wDiocleziano, nel mw4a293 d.C., l'Hispania Tarraconensis fu divisa in tre province più piccole: mw4qGalizia, la mw4gCarthaginiensis e la Tarragonese.
Invasioni barbariche del V secolo
Nel 406 mw-qVandali, mw-gAlani e mw-wSvevi mw-aattraversarono il Reno, invadendo e devastando la mw-qGallia. L'invasione spinse le truppe britanniche a insorgere eleggendo nel breve tempo tre usurpatori, l'ultimo dei quali (mw-gCostantino III), detronizzati gli altri due, portò le sue truppe in Gallia per combattere gli invasori del Reno e impadronirsi di Gallia e Spagna sottraendole all'Imperatore legittimo mw-wOnorio; fermò temporaneamente i barbari, portando sotto il suo controllo la mwaqaprefettura del pretorio delle Gallie.cite-ref-13[13] Nel frattempo, elevò al rango di mwaquCesare suo figlio mwaqyCostante, mentre in Spagna due parenti di Onorio si rivoltarono, rifiutandosi di riconoscere l'autorità dell'usurpatore e mettendo insieme un'armata che minacciava di invadere la Gallia e deporlo.cite-ref-zosimovi4-14-0[14]cite-ref-orovii40-15-0[15] Costantino III inviò dunque suo figlio Costante, insieme al generale mwaq8Geronzio (che mwaraZosimo chiama erroneamente Terenzio) e al prefetto del pretorio mwareApollinare, nella penisola iberica per sedare la rivolta.cite-ref-zosimovi4-14-1[14] Nonostante ai soldati ribelli si fossero aggiunti un'immensa massa di schiavi e contadini, l'esercito di Costante riuscì a sedare la rivolta e a catturare i capi dei ribelli (Vereniano e mwaryDidimo, parenti di Onorio), e li condusse prigionieri in Gallia da suo padre, dove furono giustiziati.cite-ref-zosimovi4-14-2[14]cite-ref-orovii40-15-1[15]cite-ref-sozix12-16-0[16]
Nel frattempo (mwasq409), mentre i mwasuBurgundi si stanziarono sulla riva sinistra del Reno per dare vita a un loro mwasyregno, le incursioni compiute dagli invasori barbari in Gallia spinsero gli abitanti della mwascBritannia e dell'mwasgArmorica a rivoltarsi a Costantino III, cacciando i magistrati romani e formando un loro governo autonomo.cite-ref-zosimovi5-17-0[17] Costante, nel frattempo, aveva lasciato incautamente il generale mwas0Geronzio in Spagna con le truppe galliche affidandogli il compito di sorvegliare i Pirenei, sostituendo dunque con truppe di origini barbariche (gli mwas4Honoriaci) i presidi locali che un tempo sorvegliavano i passi.cite-ref-zosimovi5-17-1[17]cite-ref-orovii40-15-2[15] Quando dunque Costante ritornò in Spagna per la seconda volta per governarla come mwatcCesare, Geronzio per brame di potere si rivoltò proclamando a sua volta imperatore un tale mwatgMassimo.cite-ref-zosimovi5-17-2[17]cite-ref-sozix12-16-1[16] Sembra inoltre aver istigato i barbari che erano in Gallia ad invadere la Gallia meridionale in modo da tenere occupato Costantino III; tale tentativo di sfruttare i barbari per vincere la guerra civile contro Costantino III risultò tuttavia controproducente e negli ultimi mesi del 409 i Vandali, gli Alani e Svevi, a causa del tradimento o della negligenza del reggimento di origine barbarica degli mwaueHonoriaci a presidio dei Pirenei, entrarono in Spagna, sottomettendola per la massima parte.cite-ref-zosimovi5-17-3[17]cite-ref-orovii40-15-3[15]cite-ref-sozix12-16-2[16]cite-ref-18[18]
Nel mwavm409, dunque, la Tarraconense fu invasa da mwavqVandali, Alani e Svevi, che tuttavia la abbandonarono per stanziarsi nelle altre province della Hispania. La Tarraconense fu quindi l'unica provincia della Hispania a rimanere in mani romane, anche se al di fuori dal controllo dell'Imperatore Onorio, dato che era sotto il controllo dell'usurpatore Massimo e del suo generale Geronzio. Sia Costantino III che Massimo vennero però sconfitti dal generale mwavuCostanzo, che riportò la Gallia e l'Hispania sotto il controllo di Onorio.
Costanzo combatté i Visigoti in Gallia, bloccando i rifornimenti in modo da spingerli a migrare in Tarraconense. Nel 416 fu raggiunto un accordo tra Romani e Visigoti: se i Visigoti avessero combattuto per l'Impero contro i Barbari in Spagna, i Visigoti si sarebbero stanziati in Aquitania come mwavcmwavgFoederati. Tra il 416 e il 418 i Visigoti annientarono Silingi e Alani in Betica, Lusitania e Cartaginense, riportando sotto dominio romano queste province, per poi ritirarsi dalla Spagna ricevendo, come promesso, l'Aquitania.
Nel 441, 443 e 449 scoppiarono gravi rivolte di mwavoBagaudi nella Tarraconense costringendo gli eserciti romani a intervenire per sedare tali rivolte:
«[Anno 441] Asturio,
magister utriusque militiae
, inviato in Spagna, massacra una multitudine di Bagaudi nella Tarraconense.
[Anno 443] Merobaude, genero di Asturio, magister utriusque militiae, è inviato per sostituirlo... Durante la sua breve permanenza reprime l’insolenza dei Bagaudi Aracellitani... viene richiamato a Roma per ordine dell'Imperatore.
[Anno 449] I Bagaudi condotti dall'audace Basilio, uccisero un esercito di barbari al servizio di Roma, radunati dentro la chiesa di Tarazona... Rechiario [re degli Svevi]... saccheggia, in concerto con Basilio, la regione Cesareaugustana. Prende la città di Lérida facendo prigionieri numerosi abitanti.»
(Idazio, Cronaca, anni 441, 443, 449.)
Nel frattempo l'influenza visigota sulla Spagna si accresceva sempre di più. Fino alla campagna contro gli Svevi di Vito (446), i Visigoti avevano sempre preso parte alle campagne contro Vandali e Svevi nella penisola iberica come contingenti ausiliari comandati da generali romani; invece, a partire dal 453/454, anno in cui mwav0Federico - fratello del re visigoto - sedò un'insurrezione di Bagaudi nella Tarraconense, i Visigoti cominciarono ad agire in Spagna sotto i loro stessi comandanti, essendo stato delegato ad essi dai Romani il compito di mantenere l'autorità romana nella penisola.cite-ref-19[19] Nel 455 la Tarraconense, insieme alla mwawiCartaginense, venne devastata dagli Svevi; il nuovo imperatore mwawmAvito, un gallo-romano di classe alto-senatoria acclamato imperatore ad mwawqArelate con il sostegno militare dei Visigoti,cite-ref-20[20] inviò dunque in Spagna i Visigoti per difendere le province ispaniche in nome di Roma: i Visigoti, però, se riuscirono ad annientare gli Svevi, saccheggiarono il territorio ispanico e se ne impadronirono a scapito dei Romani. Inviso alla classe dirigente romana e all'esercito d'Italia per la sua gallica estraneità, contro Avito si rivoltarono i generali dell'esercito italico mwawkRicimero, nipote del re visigoto mwawoVallia, e mwawsMaggioriano, che, approfittando dell'assenza dei Visigoti, partiti per la Spagna per combattere gli Svevi, lo sconfissero presso Piacenza nel mwaww456 e lo deposero. Il vuoto di potere creatosi alimentò le tensioni separatiste nei vari mwaw0regni barbarici che si stavano formando.
Visigoti e Burgundi si rivoltarono non riconoscendo Maggioriano come imperatore: i Burgundi occuparono Lione e la Valle del Rodano, mentre i Visigoti si rifiutarono di riconsegnare la diocesi di Spagna che avevano conquistato a nome dell'Impero. Maggioriano condusse il suo esercito in Gallia, sconfiggendo i Visigoti e costringendoli a ritornare nella condizione di mwaw8mwaxafoederati e di riconsegnare la mwaxediocesi di Spagna, che Teodorico aveva conquistato tre anni prima a nome di Avito. Dopo aver sconfitto anche i Burgundi e pacificata la Gallia, Maggioriano marciò dunque in Spagna in vista di una spedizione militare contro i Vandali: mentre Nepoziano e Sunierico sconfiggevano i Suebi a mwaximwaxmLucus Augusti e conquistavano mwaxqScallabis in mwaxuLusitania, l'imperatore passò da mwaxyCaesaraugusta (mwaxcSaragozza), dove fece un mwaxgmwaxkadventus imperiale formale,cite-ref-21[21] e aveva raggiunto la mwax4Cartaginense, quando la sua flotta, attraccata a mwax8Portus Illicitanus (vicino ad mwayaElche), mwayefu distrutta per mano dei Vandali, forse con la complicità di alcuni traditori.cite-ref-22[22] Maggioriano, privato di quella flotta che gli era necessaria per l'invasione, annullò l'attacco ai Vandali e si mise sulla via del ritorno: quando ricevette gli ambasciatori di Genserico, accettò di stipulare la pace, che probabilmente prevedeva il riconoscimento romano dell'occupazione mwayyde facto della Mauretania da parte vandala. Al suo ritorno in mwaycItalia, venne assassinato per ordine di Ricimero nell'agosto mwayg461. La morte di Maggioriano significò la definitiva perdita della Spagna a favore dei Visigoti: infatti, dopo il ritiro dalla Spagna di Maggioriano, nessun altro ufficiale romano è attestato nelle fonti nella penisola iberica, rendendo evidente che dopo il 460 la Spagna non faceva più - di fatto - parte dell'Impero.cite-ref-23[23]
La Tarraconense resistette agli assalti dei Visigoti fino al 473, allorché Tarragona e le città limitrofe capitolarono ai generali visigoti.cite-ref-24[24]
Geografia ed organizzazione politica
Confini ed estensione
Alla sua massima estensione, la provincia copriva circa due terzi della mwaaopenisola iberica. I mwaasPirenei a nord formavano il confine con la mwaawGallia. Il confine con la mwaa0Lusitania a sud-ovest andava da Cale (l'attuale mwaa4Porto) lungo il fiume mwaa8Duero e poi il fiume mwabaTormes. Il confine con la mwabeBetica andava da Castulo (nei pressi dell'attuale mwabiLinares) e, passando per Acci (mwabmGuadix), arrivava alla baia di mwabqAlmeríacite-ref-25[25].
Con una superficie di circa 380.000 kmmwabo2 e una popolazione stimata di 3-3,5 milioni (con una densità media di 8-9 persone/kmmwabs2), al momento della sua fondazione, la provincia era probabilmente la più grande dell'impero romanocite-ref-26[26]. Da qui venivano esportati soprattutto mwacalegname, mwacecinabro, mwacioro, mwacmferro, mwacqstagno, mwacupiombo, mwacyceramica, mwaccmarmo, mwacgvino e mwackolio di oliva.
Organizzazione amministrativa
Sotto Augusto, la mwacwTarraconensis era provincia imperiale come la Lusitania, mentre la Betica era provincia senatoria. A differenza delle altre due province spagnole, di rango pretorio, la mwac0Tarraconensis era affidata ad un mwac4legatus Augusti pro praetore di rango consolarecite-ref-27[27], sebbene vi siano, nella prima età augustea, due casi di mwadmlegati di rango pretorio, verosimilmente a causa della mancanza di consolari sufficienticite-ref-geza-10-1[10]. La capitale era la mwadgcolonia di Tarraco. All'epoca di Augusto, la provincia era presidiata da tre legioni, successivamente ridotte a due da Claudio e a una da Vespasianocite-ref-28[28]cite-ref-geza-10-2[10].
A causa delle dimensioni della provincia, tra i regni di Tiberio (più probabilmente) e Claudio, essa fu divisa in sette mwaeiconventus iuridici, ciascuno amministrato da un mwaemlegatus iuridicus nominato direttamente dall'imperatore. Questi mwaeqconventus erano:
• mwae0Tarraconensis, con capitale mwae4Colonia Urbs Triumphalis Tarraco (mwae8Tarragona);
• mwafeCarthaginensis, con capitale mwafiColonia Carthago Nova (mwafmCartagena);
• mwafuCaesaraugustanus, con capitale mwafyColonia Caesar Augusta (mwafcSaragozza);
• mwafkCluniensis, con capitale mwafoColonia Clunia Sulpicia (mwafsCoruña del Conde);
• mwaf0Asturum, con capitale mwaf4Municipium Asturica Augusta (mwaf8Astorga);
• mwageLucensis, con capitale mwagiLucus Augusti (mwagmLugo);
• mwaguBracarum, con capitale mwagyMunicipium Bracara Augusta (mwagcBraga).
In ognuna delle capitali dei mwagkconventus vi erano un centro del mwagoculto imperiale, dedicato al mwagsgenius Augusti e agli imperatori divinizzati, con sacerdoti propri, il mwagwmwag0flamen e la mwag4flaminica mwag8Augusti, che erano scelti tra le élite delle comunità privilegiate della provincia (mwahacoloniae e mwahemunicipia). Ogni anno, queste sceglievano uno di loro come mwahiflamen e mwahmflaminica (non necessariamente sposati) del culto imperiale per l'intera provincia, i quali svolgevano le loro funzioni nel foro provinciale a Tarraco.
L'amministrazione fiscale della mwaimTarraconensis ricadeva per lo più nelle mani di un mwaiqmwaiuprocurator Augusti, nominato direttamente dall'imperatore e scelto tra le file dell'mwaiyordine equestre. Questo mwaicprocurator aveva la propria base nella capitale provinciale e amministrava la mwaigriscossione delle tasse per l'intera provincia. Ciononostante, dal tardo mwaikI secolo o dagli inizi del mwaioII secolo dopo Cristo, le miniere d'oro nella parte nord-occidentale della provincia furono amministrate da un procuratore separato, il mwaisprocurator metallorum, di norma un liberto imperiale con base ad mwaiwAsturica Augusta (Astorga). Questi procuratori rendevano conto direttamente all'imperatore, non al governatore provinciale, sebbene in pratica entrambi dovessero collaborare con l'amministrazione provinciale.
Struttura urbana
Il livello più basso dell'amministrazione nelle province erano le città (mwai8civitates), organizzate politicamente come mwajamwajecoloniae e mwajimwajmmunicipia o in modo tradizionale, mantenendo istituzioni precedenti alla conquista romana ma operanti sotto la diretta supervisione dei governatori provinciali. Queste comunità - sia romane sia indigene - godevano generalmente di un alto livello di autonomia, amministrandosi da sole senza eccessivi interventi dei governatori. Col tempo le comunità indigene tendevano ad adattare le loro istituzioni di autogoverno al modello romano di mwajqcoloniae e mwajumunicipia. La principale differenza tra i due tipi di comunità era l'applicazione della mwajylegge romana: per i cittadini di mwajccoloniae e mwajgmunicipia essa era obbligatoria, mentre per i non Romani era opzionale, ad eccezioni di casi di interazioni con le autorità imperiali e con singoli cittadini romani, nei quali la legge romana prevaleva sui sistemi legali locali.
Secondo mwajoStrabonecite-ref-29[29], mwaj8Plinio il Vecchio (che fu mwakaprocurator della provincia)cite-ref-30[30] e mwakuClaudio Tolomeocite-ref-31[31], vi era un considerevole numero di città in mwakoTarraconensis, specialmente nella valle dell'mwaksEbro e sulla mwakwcosta mediterranea, ma meno numerose erano nel nord e nel nord-ovest, lungo la mwak0costa cantabrica e in mwak4Galizia.
Ad eccezione delle comunità sulle mwalaIsole Baleari, Plinio afferma che:
(latino)
«Nunc universa provincia dividitur in conventus VII, Carthaginiensem, Tarraconensem, Caesaraugustanum, Cluniensem, Asturum, Lucensem, Bracarum. accedunt insulae, quarum mentione seposita civitates provincia ipsa praeter contributas aliis CCXCIII continet, oppida CLXXVIIII, in iis colonias XII, oppida civium Romanorum XIII, Latinorum veterum XVIII, foederatorum unum, stipendiaria CXXXV.»
(italiano)
«Ora, l'intera provincia è divisa in sette
conventus
, Cartaginese, Tarraconese, Cesaraugustano, Cluniese, Asturo, Lucese, Bracaro. Si aggiungono le isole, ma, messe da parte queste, la provincia stessa contiene, oltre a 293 città subordinate ad altre, 179
oppida
, e tra questi 12
coloniae
, 13
oppida
di cittadini romani, 18
oppida
di vecchi Latini, 1
oppidum
di
foederati
e 135
oppida
soggetti a tributo.»
(Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 4, 18.)
Tutti gli abitanti liberi di mwalmcoloniae romane avevano la mwalqcittadinanza romana. Le mwalucoloniae della provincia, istituite da mwalyCesare, il mwalcsecondo triumvirato o Augusto, come anche i mwalgmunicipia appartenevano alla mwalktribù mwaloGaleria, ad eccezione di mwalsCaesaraugusta, facente parte della tribù mwalwAniensis. Tutti gli uomini liberi che servissero da magistrati municipali (mwal0mwal4duoviri o mwal8mwamaaediles) nei mwamemunicipia ottenevano la cittadinanza romana, assegnati alla tribù mwamiQuirina.
Secondo Plinio il Vecchiocite-ref-32[32], l'imperatore Vespasiano estese la mwamgcittadinanza latina a tutti gli altri abitanti di mwamkHispania: ciò significava che essi avevano il permesso legale di condurre affari sotto la legge romana (mwamomwamsius commercii) e di sposare donne romane (mwamwmwam0ius connubii). La datazione di questa concessione è discussa: è forse da far risalire a poco dopo la sua ascesa al potere nel mwam469 o nel mwam874cite-ref-33[33]. La concessione di questo diritto fu usata da molte comunità tributarie e subordinate della mwanqTarraconensis per diventare mwanumunicipia, come ad esempio mwanyNova Augusta (Lara de los Infantes), mwangBergidum Flavium (mwankTorre del Bierzo), mwanoSegovia (mwansSegovia), e mwanwAquae Flaviae (mwan0Chaves).
Le città principali della provincia erano:
| Nome | Nome moderno | Status | Fondazione |
|---|---|---|---|
| Tarraco | Tarragona | colonia | Giulio Cesare e Augusto |
| Barcino | Barcellona | colonia | Giulio Cesare e Augusto |
| Iesso | Guissona | municipium | dinastia flavia |
| Aeso | Isona i Conca Dellà | municipium | dinastia flavia |
| Iulia Libica | Llívia | municipium | Giulio Cesare |
| Ausa | Vic | municipium | Augusto |
| Baetulo | Badalona | municipium | Augusto |
| Iluro | Mataró | municipium | Giulio Cesare |
| Emporiae | Empúries | colonia | Giulio Cesare |
| Gerunda | Gerona | municipium | Augusto |
| Dertosa | Tortosa | municipium | Augusto |
| Valentia | Valencia | municipium | Augusto |
| Saguntum | Sagunto | municipium | Giulio Cesare |
| Edeta | Llíria | municipium | Augusto |
| Nome | Nome moderno | Status | Fondazione |
|---|---|---|---|
| Ilerda | Lleida | municipium | Augusto |
| Osca | Huesca | municipium | Augusto |
| Iaca | Jaca | municipium ? | ? |
| Labitolosa | La Puebla de Castro | municipium | dinastia flavia |
| Caesaraugusta | Saragozza | colonia | Augusto |
| Augusta Bilbilis | Calatayud | municipium | Augusto |
| Turiaso | Tarazona | municipium | Augusto |
| Celsa | Velilla de Ebro | colonia | secondo triumvirato |
| Bursau | Borja | municipium | dinastia flavia |
| Arcobriga | Monreal de Ariza | ? | ? |
| Osicerda | La Puebla de Híjar | municipium | Augusto |
| Segontia | Sigüenza | municipium | dinastia flavia |
| Pompaelo | Pamplona | municipium | Giulio Cesare |
| Cara | Santacara | ? | ? |
| Andelos | Mendigorría | ? | ? |
| Vareia | Logroño | municipium | Augusto |
| Tritium Magallum | Tricio | municipium | dinastia flavia |
| Libia | Herramélluri | municipium ? | dinastia flavia ? |
| Graccurris | Alfaro | municipium | Augusto |
| Cascantum | Cascante | municipium | Augusto |
| Calagurris | Calahorra | municipium | Giulio Cesare |
| Oiasso | Irun | municipium ? | ? |
| Veleia | Iruña de Oca | municipium | Augusto |
| Ercavica | Cañaveruelas | municipium | Augusto |
| Complutum | Alcalá de Henares | municipium | Augusto |
| Nome | Nome moderno | Status | Fondazione |
|---|---|---|---|
| Carthago Nova | Cartagena | colonia | Giulio Cesare |
| Saetabi | Xàtiva | municipium | Augusto |
| Illici | Elche | colonia | Augusto |
| Dianum | Dénia | municipium | Augusto |
| Lucentum | Alicante | municipium | Augusto |
| Toletum | Toledo | municipium | Augusto |
| Begastri | Cehegín | municipium ? | dinastia flavia ? |
| Libisosa | Lezuza | colonia | Augusto |
| Salaria | Úbeda | colonia | Augusto |
| Sisapo | Almodóvar del Campo | municipium | Augusto |
| Ilugo | Venta de San Andrés | municipium | dinastia flavia |
| Castulo | Linares | municipium | Giulio Cesare |
| Acci | Guadix | colonia | Augusto |
| Valeria | Valeria | municipium | Augusto |
| Titulciam | Titulcia | municipium | dinastia flavia |
| Segobriga | Saelices | municipium | Augusto |
| Nome | Nome moderno | Status | Fondazione |
|---|---|---|---|
| Flaviobriga | Castro-Urdiales | colonia | Vespasiano |
| Portus Victoriae Iuliobrigensium | Santander o Santoña | municipium ? | dinastia flavia |
| Portus Blendium | Suances | municipium ? | ? |
| Iuliobriga | Retortillo | municipium | dinastia flavia |
| Clunia | Peñalba de Castro | municipium, poi colonia | Tiberio; Vespasiano |
| Occilis | Medinaceli | municipium ? | dinastia flavia |
| Numantia | Garray | municipium ? | dinastia flavia |
| Termentia | Montejo de Tiermes | municipium | Tiberio |
| Uxama Argaela | El Burgo de Osma | municipium | Tiberio |
| Augustobriga | Muro de Ágreda | municipium ? | dinastia flavia ? |
| Palantia | Palencia | municipium ? | dinastia flavia ? |
| Pintia | Padilla de Duero | municipium ? | ? |
| Intercatia | Montealegre de Campos | municipium ? | dinastia flavia ? |
| Albocela | Villalazán | municipium ? | Augusto ? |
| Septimanca | Simancas | ? | ? |
| Rauda | Roa | municipium ? | dinastia flavia ? |
| Deobrigula | Tardajos | municipium | dinastia flavia ? |
| Virovesca | Briviesca | municipium ? | ? |
| Deobriga | Miranda de Ebro | municipium ? | Augusto ? |
| Segisama Iulia | Sasamón | municipium | dinastia flavia |
| Nova Augusta | Lara de los Infantes | municipium | dinastia flavia |
| Cauca | Coca | municipium | dinastia flavia |
| Confluenta | Duratón | municipium | dinastia flavia |
| Segovia | Segovia | municipium | dinastia flavia |
| Brigeco | Dehesa de Morales de las Cuevas | municipium | dinastia flavia |
| Nome | Nome moderno | Status | Fondazione |
|---|---|---|---|
| Gigia | Gijón | municipium ? | dinastia flavia ? |
| Lucus Asturum | Lugo de Llanera | ? | ? |
| Flavionavia | Pravia ? | municipium ? | dinastia flavia ? |
| Asturica Augusta | Astorga | municipium ? | Augusto ? |
| Castrum Legionis | León | ? | ? |
| Lancia | Villasabariego | municipium | dinastia flavia |
| Bedunia | San Martin de Torres | ? | ? |
| Bergidum Flavium | Cacabelos | municipium | dinastia flavia |
| Interamnium Flavium | Bembibre | municipium | dinastia flavia |
| Petavonium | Rosinos de Vidriales | municipium ? | ? |
| Nome | Nome moderno | Status | Fondazione |
|---|---|---|---|
| Ardobicum Coronium | La Coruña | municipium | dinastia flavia |
| Flavium Brigantium | Betanzos ? | municipium | dinastia flavia |
| Iria Flavia | Padrón | municipium | dinastia flavia |
| Vico Spacorum | Vigo | municipium | dinastia flavia |
| Lucus Augusti | Lugo | municipium ? | Augusto ? |
| Nome | Nome moderno | Status | Fondazione |
|---|---|---|---|
| Municipium Limicorum | Xinzo de Limia | municipium | dinastia flavia |
| Bracara Augusta | Braga | municipium ? | Augusto ? |
| Aquae Flaviae | Chaves | municipium | dinastia flavia |
| Cale, Portum Cale | Oporto | municipium ? | ? |
Guarnigioni militari romane
Al fine di garantire ordine e sicurezza nella provincia dopo le mwbfmguerre cantabriche (27-19 a.C.), tre legioni furono stanziate nella provincia: la mwbfqmwbfulegio VI Victrix di base a mwbfyCastrum Legionis (mwbfcLeón) fino al suo trasferimento in mwbfgmwbfkGermania inferior in occasione della mwbforivolta di Giulio Civile (mwbfs69 d.C.); la mwbfwmwbf0legio X Gemina, di base a mwbf4Petavonium (Rosinos de Vidriales) fino al trasferimento in mwbgaPannonia nel mwbge63 d.C.; e la mwbgimwbgmlegio IIII Macedonica, di base a mwbgqPisoraca (mwbguHerrera de Pisuerga) fino al trasferimento in mwbgyGermania nel mwbgc43 d.C.
Queste legioni erano supportate da varie unità mwbgkausiliarie, come l'mwbgoala Parthorum e la mwbgsCohors IV Gallorum, ma è assai difficile definire con certezza luogo e datazione delle loro basi nella penisola.
Nel mwbg068 d.C., mwbg4Galba rimosse la mwbg8legio VI Victrix, due mwbhaalae di cavalleria e tre coorti di fanteria. Per rinforzare queste truppe, fu reclutata una nuova legione, la futura mwbhelegio VII Gemina (Galbiana) e un certo numero di simili unità ausiliarie, in particolare le mwbhicohortes di mwbhmVasconi, ma tutte queste unità accompagnarono Galba quando egli invase l'Italia per prendere il trono imperialecite-ref-gaio-12-1[12].
Nel 69 d.C., mwbhkVitellio ordinò che la mwbholegio X Gemina fosse inviata nella penisola ibericacite-ref-34[34], accompagnata dalla mwbh8mwbialegio I Adiutrix. Non si sa con esattezza dove esse avessero le basi: queste potevano essere in Betica e nella parte sud-orientale della mwbieTarraconensis per prevenire una possibile invasione dal Nord Africa, controllato da mwbiiLucio Clodio Macro. Ad ogni modo, entrambe le legioni e la mwbimlegio VI Victrix abbandonarono Vitellio e dichiararono il loro sostegno a Vespasiano, che rapidamente le inviò in mwbiqGermania inferior per sopprimere la rivolta di mwbiuGiulio Civile.
La mwbi4legio VII Gemina inviava mwbi8mwbjavexillationes in varie parti delle province spagnole: a mwbjeTarraco, al servizio del governatore della mwbjiTarraconensis; ad mwbjmAugusta Emerita, al servizio del governatore di Lusitania; nell'area mineraria attorno a mwbjqBirgidum (mwbjuEl Bierzo) per supervisionare l'estrazione dei minerali e il loro trasporto; nell'area mineraria nel Portogallo settentrionale, per supervisionare l'estrazione dell'oro e il suo trasporto; a mwbjyTritium Magallum (mwbjcTricio), per amministrare il mwbjgportorium di questo centro di produzione fittile; a mwbjkLucus Augusti (mwbjoLugo), per amministrare il mwbjsportorium; a mwbjwSegisama (mwbj0Sasamón), presso la mwbj4statio, per controllare la strada verso mwbj8Burdigala (mwbkaBordeaux).
Nell'ultimo quarto del I secolo d.C. al più tardi, ormai cinque unità ausiliarie della mwbkilegio VII Gemina erano di stanza nella provincia: l'mwbkmala II Flavia Hispanorum civium Romanorum, mwbkqmwbkuala di cavalleria di base a mwbkyPetavonium (Rosinos de Vidriales); la mwbkgcohors I Celtiberorum Equitata civium Romanorum, una mwbkkmwbkocohors di cavalleria di base a mwbksMunicipium Flavium Brigantia (Sobrado dos Monxes); la mwbk0cohors I Gallica Equitata civium Romanorum, di base a mwbk4Pisoraca (mwbk8Herrera de Pisuerga); la mwblacohors III Lucensium, di base a mwbleLucus Augusti (mwbliLugo); e la mwblmcohors II Gallica, di base in luogo ignoto.
Questo assetto durò dal II secolo fino al V secolo, con una guarnigione massima di truppe romane nella provincia mai superiore a 7712 soldati.
Note
cite-note-22. ↑ Frédéric Hurlet, mwbmeLe proconsul et le prince d'Auguste à Dioclétien, Bordeaux, 2006, p. 49 n. 113.
cite-note-99. ↑ mwboymwbocAEmwbog mwbok1999, 915 su cui mwbooGéza Alföldy, mwbosDas neue Edikt des Augustus aus El Bierzo in Hispanien, in mwbowZeitschrift für Papirologie und Epigraphik, vol. 131, 2000, pp. 177-205.
cite-note-geza-1010. ↑ mwbpqGéza Alföldy, mwbpuFasti Hispanienses, Wiesbaden, 1969, p. 207.
cite-note-1111. ↑ mwbpkGalba, 10.
cite-note-1313. ↑ Zosimo, VI, 3.
cite-note-zosimovi4-1414. ↑ Zosimo, VI, 4.
cite-note-orovii40-1515. ↑ Orosio, VII, 40.
cite-note-sozix12-1616. ↑ Sozomeno, IX, 12.
cite-note-zosimovi5-1717. ↑ Zosimo, VI, 5.
cite-note-1818. ↑ mwbscmwbsgKulikowski,mwbsk p. 159.
cite-note-1919. ↑ mwbs0mwbs4Kulikowski,mwbs8 p. 186.
cite-note-2222. ↑ mwbuqmwbuuChronica gallica anno 511, 634; mwbuyMario di Avenches, mwbucs.a. 460; mwbugIdazio, mwbukCronaca, 200, mwbuos.a. 460.
cite-note-2323. ↑ mwbu4mwbu8Kulikowski,mwbva p. 192.
cite-note-2424. ↑ mwbvqCronaca Gallica del 511, s.a. 473.
cite-note-2525. ↑ mwbvgMateo Casado Baena, mwbvkmwbvoLocalización de la Antigua Ciudad de Urci y delimitación de la Frontera Interprovincial entre las Provincias Bética y Tarraconense en Tiempos de Tolomeo (mwbvsmwbvwPDF), in mwbv0Gerión, vol.mwbv4 25, n.mwbv8 1, 2007, pp.mwbwa 391-400 mwbwe(archiviato dall'mwbwiurl originale il 28 marzo 2010).
cite-note-2626. ↑ K. J. Beloch, mwbwyLa popolazione del mondo greco-romano. Con appendici, Arnaldo Forni Editore, Reimpresión anastática de la edición de 1909, Bologna, 1977, pp 401-402, ISBN 88-271-8103-2,9788827181034
cite-note-2727. ↑ mwbwsStrabone, mwbwwmwbw0Geografia, III, 4, 20; mwbw4Pomponio Mela, mwbw8Chorographia, II, 79.
cite-note-3030. ↑ mwbx4mwbx8Naturalis Historia, III, 4, 18-29.
cite-note-3232. ↑ mwbygmwbykNaturalis Historia, III, 4, 29.
cite-note-3333. ↑ Barbara Levick, mwby0Vespasian, London, 2017 (2 ed.), p. 148.
Bibliografia
mwbzyFonti primarie
• Zosimo, mwbzkmwbzoStoria Nuova
• Sozomeno, mwbzwStoria Ecclesiastica
• Orosio, mwbz4Storia contro i Pagani
• citerefidazio(LA) Idazio, Hydatii Lemici Continuatio chronicorum Hieronymianorum, in Theodor Mommsen (a cura di), Monumenta Germaniae Historica, Auctores Antiquissimi, XI (Chronica minora saec. IV.V.VI.VII), Berlino, 1894, pp. 1-36.
• mwb0eCronaca Gallica del 511
mwb0mFonti secondarie
• citerefheatherPeter Heather, La caduta dell'Impero romano: una nuova storia, Milano, Garzanti, 2006, ISBN 978-88-11-68090-1.
• citerefkulikowskiMichael Kulikowski, Late Roman Spain and its cities, Baltimora, Hopkins University Press, 2004, ISBN 9780801898327.
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Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) Tarraconensis, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.